Questo blog è stato un progetto a cura di Fabio Milocco, da molti anni ormai il blog non è più aggiornato anche se liberamente consultabile.
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lunedì 15 aprile 2013

La fede, senza le opere, muore – L’impegno dell’essere catechista


Sei stato battezzato? Si? Allora potresti essere un testimone della gioia! Forse qualcuno si sta chiedendo: “E quand’è che lo sarei diventato??”. Oltre a liberarci dal peccato e a farci entrare nella comunità cristiana, siamo chiamati a testimoniare il Vangelo della gioia! Ognuno attraverso il suo carisma e vocazione. Ce lo ricorda anche il Papa quando dice “Siate missionari della gioia”.
San Giovanni Bosco diceva che “il demonio ha paura della gente allegra”. Perfino il protagonista di “Into the wild” alla fine, e solo alla fine, capisce che “la felicità non è autentica se è condivisa”.

sabato 12 gennaio 2013

Lo studio: mi piace, è utile o ... ?

Se la materia in questione non è "bella o mi piace" o "utile" non resta che studiarla per forza, e su questo mi pare che ne siamo convinti. Talmente convinti che non ci proviamo neanche a pensare a un lieto fine, ed proprio il caso di dirlo.
È possibile dare un senso nuovo a questa "pratica" così odiata dalla maggioranza degli studenti (e non solo)?
Le risposte di senso che ci vengono date, volendo sintetizzare, sono legate a una concezione economica di produttività lavorativa e a una sorta di gratificazione personale, di qualcosa che fa bene a me (es. la matematica che ti allena il cervello). Quindi: materia "utile" (ti servirà per il futuro) e materia che "mi piace" (gusto personale).
Ah, quasi dimenticavo: provate a chiedere a uno studente/essa cosa si ricorda dopo neanche un mese giorno dall'esame di maturità! Quindi anche la motivazione "studio per il lavoro" non regge molto..
Possibile non ci sia un diverso modo di vedere, e vivere, lo studio? Certo che c'è! Non ho la pretesa di essere esauriente ma semplicemente di offrire qualche spunto.

lunedì 22 agosto 2011

A Madrid... in prima persona


Tornata da Madrid, ciascuno si rivolge a me con la medesima fatidica domanda: «COME E’ ANDATA?».
Una domanda di questo genere dovevo aspettarmela, ma resto spiazzata e non riesco a dire altro che: «Bene!». Del resto, i due milioni di giovani dinanzi al Papa li hanno già visti tutti in tv, la pioggia durante la veglia anche, le manifestazioni anti-GMG pure e le catechesi dei vescovi si trovano facilmente su internet. Allora che cosa condividere? Cos’è che la gente vuole sapere? La risposta a questa domanda ce l’ha data il Papa, domenica, durante l’Angelus: «I vostri amici vorranno sapere che cosa è cambiato in voi, dopo essere stati in questa nobile Città». Eh già: la GMG va raccontata in prima persona, perché il Papa ci ha invitati personalmente, e ciascuno personalmente ha risposto e personalmente ha vissuto l’esperienza, benché attorniato da migliaia di altri giovani. La GMG mi ha messo alla prova: cercavo un po’ di pace, degli spazi di preghiera e di riflessione personale, ma ho trovato un gran baccano. Con mia grande sorpresa però, tornata a casa, mi accorgo di aver imparato davvero molto in quel “baccano”.

domenica 15 maggio 2011

Pensieri sul vegetarismo e sul veganismo

Circa 6/7 milioni di vegetariani solo in Italia. Circa il 10% dei quali vegani. (i dati sono un po' gonfiati anche per errori metodologici, ma non è questo che mi interessa). Quello che mi interessa è l'importanza sempre maggiore che ha sulla vita delle persone e sulla società.
Qual'è la differenza fra essere vegetariani e vegani? È una scelta come un'altra o nasconde dei pericoli? Quando è solo uno stile di vita e qualcosa di più radicale? È eticamente giusto/consigliabile? Attenzione: in questo articolo si parlerà della scelta in se, delle motivazioni, delle questioni etiche. Non si parlerà di cose medico/scientifiche: effetti per la salute, se gli animali soffrono veramente etc.

Differenza Vegetariano &Vegan
Il vegetariano segue diete a base vegetale (frutta, verdura, ecc), con esclusione di carne (carne rossa, pollame, e pesce), con o senza l'inclusione di latticini o uova.
Il vegan rifiuta non solo di nutrirsi di carne e pesce, come i vegetariani, ma anche di latte, latticini, uova, miele e tutti i derivati.

Scelta di vita vs stile di vita

sabato 13 novembre 2010

Il computer e internet in mano ai ragazzi

Rapporto tra computer, internet, facebook, wikipedia, blog, cyberbullismo, videogiochi e molto altro e i ragazzi. In tutto questo cercherò di offrire degli spunti pratici agli educatori (insegnanti, genitori...)
Riprendo in parte il tema dell'articolo sull'amicizia attraverso internet, proponendo una riflessione più generale sull'uso delle nuove tecnologie. Fra l'altro dicendo "nuove tecnologie" prendo il punto di vista degli immigrati digitali. Coloro che con queste tecnologie ci sono nati (nativi digitali) non li sentirete mai chiamarle "nuove".
La differenza sta tutta in questo punto qua: sentire queste tecnologie parte integrante della propria vita. Gli immigrati al massimo vedono, ad esempio un cellulare touchscreen, come aiuto; a me piace collocarmi un po' in mezzo, dati i miei vent'anni! Un esempio banale: lavorando con il computer vi sarà probabilmente capitato di stampare il lavoro "per sicurezza", per paura di perderlo a causa di qualche guasto al computer. I nativi invece hanno un rapporto molto più tranquillo; intimo se vogliamo.
Il punto cruciale, come vedremo alla fine, è sporcarsi le mani e imparare a districarsi in quella che per molti è una giungla tecnologica. Non si può ad oggi, come alcuni siti ancora riportano, scrivere che il pericolo principale dei bambini è l'esposizione alle onde emesse dagli schermi della televisione: un bambino deve stare meno di due ore davanti all'apparecchio, poi deve fare pausa ecc ecc. Non che questo non sia più vero ma i veri problemi si insidiano altrove.

sabato 10 luglio 2010

Pensieri circa il testamento biologico

Il “testamento di fine vita” o “living will” è un documento, simile al testamento, in cui una persona lascia per iscritto le volontà circa i trattamenti che vuole o non vuole gli vengano riservati nel caso diventi incapace di intendere e volere.

È un argomento molto delicato nonostante molto spesso lo si voglia liquidare semplicemente con: “Lascia che gli altri facciano quello che vogliono, che te frega?”. La questione non va affrontata in modo così superficiale e ha moltissime implicazioni, sulla vita di tutti. Potrebbe accadere a tutti di fare un incidente, trovarsi distesi su di un letto incapaci di intendere e volere e avere i medici che leggono il nostro testamento di fine vita per sapere cosa vorremmo ci fosse fatto.

Ultimamente il Comitato Nazionale di Bioetica ha messo a punto un parere messo a disposizione del parlamento, il quale potrà svolgere con maggiore cognizione di causa il suo dovere legislativo. Secondo la sola opinione del comitato, ovviamente. Questo parere prevede che il medico debba prendere in considerazione il testamento di ogni persona, ma non sarebbe però obbligato ad osservarlo. Per la sacrosanta obiezione di coscienza, che non collide, ricordo, con il giuramento di Ippocrate.
Partiamo rilevando come i progressi medici continuino, e come questo porterà per un numero sempre maggiore di persone un allungamento della vita. La questione diventa man mano che passa il tempo sempre meno rimandabile. Fino a pochi decenni i problemi di “fine vita” erano rari. Oggi invece è arrivato il momento di prendere una decisione chiara e in tempi brevi (ma non senza essersi informati prima).

Quali sono le varie argomentazioni pro e contro questo strumento? Di seguito ne prendiamo in esame le più importanti e rilevanti e ci ragioniamo sopra.

Opinione e salute: vanno a braccetto?
Devo farlo in condizioni di salute perfetta, altrimenti sono condizionato dalla paura, dall'ansia ecc. Quindi cosa fare con chi già adesso è in situazioni a rischio? Queste persone sono condizionate dalla loro situazione e la loro decisione sarebbe di conseguenza essere influenzata.
A questo punto come comportarsi? Consentire a tutti l'uso del testamento senza interessarsi della loro condizione? Si potrebbe lasciar scritte varie istruzioni a seconda delle varie situazioni in cui ci si potrebbe trovare.
E se per esempio dopo un anno la persona si risvegliasse? Non sarebbe accaduto se tale persone avesse lasciato scritto di non voler ricevere cure invasive. Si sarebbe allora costretti a nominare una specie di tutore a cui affidare la decisione nel caso si fosse impossibilitati, in modo che esso valuti la situazione esterna (progressi della medicina per esempio) e prenda una decisione più informata. I miracoli accadono, la medicina fa continui progressi, l'opinione non è mai sempre ferma.. Tante cose che in un pezzo di carta trovano difficilmente adeguato spazio. Impossibile prevedere tutto, anche volendo.
Chi può dire infatti quale sia ad oggi la decisione di una persona a una situazione ipotetica e imprevedibile? Trovandosi nella quale potrebbe, fra l'altro, cambiare opinione. Tornando a noi: l'opinione più giusta è quella presa da sani o quella presa quando si sta male? Nel caso dell'incidente stradale, per fare un esempio banale, non è possibile molte volte prendere una decisione da “malati”. Quindi bisognerebbe concludere che l'opinione che conta è quella presa da sani, per uniformità di pensiero. Ma se poi si cambia idea? Vale o no?
Al giorno d'oggi, molte volte, ci capita di far attendere la nostra decisione su questione fra virgolette banali e magari siamo anche capaci di cambiarla all'ultimo momento per le scuse più varie. Una decisione del genere dovrebbe a rigor di logica richiedere tempi titanici, e potrebbe portare a forme di ossessione e ansia: "ho preso la decisione giusta o no?" Siamo agli estremi, certo, ma tutto può accadere.
Per quanto si tenti di banalizzarla è sempre della propria vita che si parla.

Rapporto medico-paziente
Si potrebbe affidare ad una persona terza la valutazione circa i progressi medici e se questi siano sufficienti a garantire qualche speranza di risveglio. Consegnare a terzi (genitori o parenti) la propria decisione non è quello che già accade oggi allora?
Recuperare quel rapporto medico-paziente che si sta perdendo in nome della libertà dell'individuo (sembra di rivivere l'illuminismo per certi aspetti) è essenziale per la medicina e la società civile in genere. Una persona non in grado di decidere autonomamente dovrebbe, secondo me, riporre la sua fiducia nel medico e nella sua valutazione della situazione. Se il medico ritiene che la terapia sia un inutile accanimento terapeutico allora sarà chiamato a porvi fine. Come oggi accade, o dovrebbe.
Ecco perché ritengo che il soggetto più titolato a prendere tale decisione non sia la persona direttamente interessata. Anche ammesso che la sua situazione sia libera da condizionamenti derivanti dalla sua situazione come dicevo prima. Nemmeno un fiduciario o un vice nominati nel testamento potrebbero avere, di conseguenza, la titolarità di decidere. Sarà eventualmente il medico, a cui spetta la decisione finale, a consultarsi con parenti, medici o chi ritiene più opportuno.

Tesi estreme
Nei casi di stati vegetativi permanenti si potrebbe pensare di usare il corpo per sperimentazioni scientifiche, tanto per fare un esempio. Si potrebbe anche ucciderla, tanto la persona è già morta, non c'è più. Questi soggetti sono morti in quanto persone, non in quanto esseri umani. È necessario fare una distinzione: non tutti gli esseri umani sono persone.
Sorpresi? Bé, ci sono persone e articoli in cui si trova sostegno a queste affermazioni. Io per queste parole uso invece la parola sconcertante. La mia ovviamente è un'opinione personale ma sostenere il testamento biologico in questi termini è disumano. Posso ammettere a discutere liberamente altre motivazioni, ma non di questo stampo e quindi non spreco altre parole a riguardo.

Uomo padrone di se
L'uomo storicamente cerca di ampliare il suo potere decisionale a ogni aspetto della vita, di chiunque essa sia. Pensiamo all'aborto e al divorzio (da non mettere sullo stesso piano comunque). Nel nostre tempo siamo arrivati al controllo sulle nascite, ed ora si sta cercando di decidere anche sulla morte.
L'uomo vuole essere, e prima facevo riferimento giustamente all'illuminismo, padrone di se. Vuole essere il dio di se stesso (e se riesce anche degli altri) in grado di decidere su ogni cosa. La vita non è più vista come un dono da vivere e trattare e conservare con cura, su questo siamo tutti d'accordo. Almeno non arriviamo a trasformarla in una merce qualunque. A cosa arriveremo altrimenti?
Si potrebbe insinuare che lo strumento del testamento biologico verrà usato come cavallo di troia per la legalizzazione dell'eutanasia? Il passo è breve, attenzione. Anche perché coloro che si battono per l'introduzione del “testamento biologico” sono quasi sempre gli stessi favorevoli all'eutanasia e all'aborto. Non sto insinuando niente, ma il passo è breve. Ed è storicamente dimostrabile di quanto breve, a volte, possa essere il passo.

Strumento inutile
A questo punto la domanda finale da porsi è: questo “strumento di maggiore libertà di decisione personale” è veramente tale? Serve davvero a cambiare i trattamenti sanitari che riceveremmo?
Consideriamo sinteticamente le possibilità che ha il paziente con il testamento biologico:
1) Chiedere al medico di assumere una condotta al limite dell'eutanasia
2) Chiedere al medico di applicare terapie ed insistere oltre ogni ragionevole limite
3) Chiedere al medico di fare quello che vuole, fidandosi quindi del suo giudizio

Dato che il medico non è obbligato a fare quello che c'è scritto nel testamento, i primi due punti finiscono per coincidere con il terzo. Quindi finora abbiamo discusso per niente? No, perché con questo si dimostra come lo strumento in se sia inutile. Nei paragrafi prima cerco di ragionare sul perché l'uomo non deve decidere anche sulla sua morte.
Ed ecco che si torna al punto del dialogo medico-paziente, senza bisogno di inutili legalismi e formalismi contrattuali. Ricordo che l'interesse del medico è curare, non uccidere o accanirsi terapeuticamente. E questo interesse è lo stesso del paziente. O almeno dovrebbe.

Conclusioni
Nella stesura di questo articolo sono stato combattuto dalle diverse opinioni e da un sostenitore del testamento di fine vita ne sono diventato un oppositore. Non l'ho detto all'inizio perché non volevo influenzarvi o farvi pensare che con questo articolo io volessi far cambiare idea a qualcuno. Nel senso che non volevo con questo articolo imporvi un cambio di pensiero, ma presentare la mia opinione su esso e ragionarci insieme con i vostri commenti.
All'inizio avevo inteso questo strumento come semplice strumento di scelta, mi accorgo ora di quanto superficiale fosse quell'idea.
Il mio obiettivo, come sempre, è di informarsi e discutere di temi importanti e delicati. E spero vorrete approfittare della possibilità di commentare e dire la vostra come in ogni articolo. E non abbiate paura di dire la vostra, tuttalpiù che potete rimanere anonimi ;-)

- Articolo di apprfondimento che offre una visione scientifica della questione: Per la cura e contro l'abbandono: una prospettiva scientificamente fondata

- Eutanasia: Togliere l’acqua? Non si ammazzano così neanche i cavalli
- Appello al parlamento "Si, torniamo alla legge"

giovedì 10 giugno 2010

Iniziativa Arcigay Udine - Manifesti contro l'omofobia

Da Martedì 17 Maggio e per i successivi dieci giorni giorni sono stati appesi a Udine dall'associazione Arcigay manifesti contro l'omofobia in occasione del ventennio della sede locale. L'immagine raffigura una coppia omosessuale che si bacia (un manifesto per sesso), con lo slogan: "Civiltà: prodotto tipico friulano". Personalmente una delle mie prime reazione è stata di forte perplessità.
L'argomento è di quelli che di solito sollevano incomprensioni e intolleranza, spero in questo articolo di riuscire a ragionare con voi e discuterne poi nei commenti con chi ne approfitterà.

L'immagine del manifesto
Come sarei contrario a mettere una coppia eterosessuale che si bacia (o in altre faccende affaccendata), sono contrario anche a questa immagine. Le immagini valgono molto perché hanno un impatto immediato, e questo tipo di immagine può, secondo me, essere considerata una forma di violenza nei confronti dei bambini perché lancia un modello comportamentale che non è normale (più avanti spero di spiegare meglio il concetto normale che qui sa di intolleranza). Inoltre tollerare questo tipo di immagini significa spingere il limite della decenza sempre più in là: già siamo stracolmi di donne mezze nude, frasi oscene e doppi sensi legati quasi sempre al sesso. Vogliamo andare sempre più in là? Ecco perché diventa importante fissare dei paletti oltre i quali stop, non si va per nessun motivo. Sarò sicuramente taggato come illiberale, ma la decenza non può ammettere troppa opinabilità.

L'intolleranza
La Chiesa rispetta i gay in quanto persone ma stare insieme non vuol dire solo piacere fisico. È una cosa innaturale nel caso degli omosessuali, l'uomo e la donna che si uniscono in matrimonio sono fatti per generare e sono parole di illustri atei e anticlericali (per conoscere brevemente il vero pensiero della Chiesa in proposito ti invito a leggere questo articolo: Omosessualità - comprendere per rispettare).
Detto questo è quindi importante rendersi conto di come l'intolleranza ai livelli di "gay al rogo!", "via i froci dalla città" e via discorrendo riguarda una parte minima della popolazione. Molti sono per il vivi e lascia vivere. Non si preoccupano del problema fino a che non salta fuori come in questo caso. Iniziative come queste invece di creare informazioni scatenano solo le solite inconcludenti proteste. Proteste spesso confuse con l'omofobia mentre in realtà ci sono anche altre ragioni per protestare come nel caso delle immagini.

Quindi? Scopo dell'iniziativa?
La domanda che sorge spontanea dopo queste riflessioni è: qual'è lo scopo di questi manifesti? Io credo nella loro buona fede e quindi non penso lo facciamo per creare proteste.
Forse ci vogliono tutti gay allora? Da domani facciamoci tutti gay, così entro sessantanni il genere umano non esisterà più! Frase chiaramente provocante. Vorrei però farvi riflettere sul fatto che le tendenze omosessuali non dovrebbero essere presentate in se stesse come valori, o come equivalenti alle tendenze eterosessuali (una sorta di neutrale alternativa). Ciò significa per esempio che non si può mai augurare a qualcuno di avere forti tendenze omosessuali. Nello stesso tempo significa che i genitori devono educare i loro figli in modo da aiutarli a scoprire la ricchezza della differenza sessuale.

Reazioni
Subito sono spuntati altri manifesti con lo slogan: "Frocio, la natura e il mondo vi ripudiano". Qui scadiamo nel campo dell'ignoranza che porta, da sempre, a scelte sbagliate. Fortunatamente questi resteranno una piccola minoranza, il resto delle persona continuerà a discutere civilmente.

Conclusioni
Oggi in corriera stavo discutendo della questione con una mia amica, ed è saltata fuori una proposta perlomeno interessante.
Nell'idea comune i gay non sono molto ben visti e infatti la parola è usata come offesa (di solito scherzosa), le lesbiche sono associate alla sessualità e quindi al piacere (anche se la cosa non è molto diffusa secondo me). Le loro campagne dovrebbero essere indirizzate a spiegare cos'è il loro rapporto e non lanciare provocazioni o frasi, seppur belle, ma che lasciano il tempo che trovano.


Sono molto curioso di leggere i vostri commenti per sapere come la pensate. Anche perché scommetto che ci sono un sacco di riflessioni e questioni legate a questo tema che non mi sono venute in mente.

Altri articoli e approfondimenti sul tema:
- Omosessuali si nasce? (video)
- Omosessuali in politica, non vedo perché no!
- «L'Omofobia? Una grande bufala» Parola di ex gay militante

- "Luca era gay" e il tabù della conversione

sabato 30 gennaio 2010

Giovani: senza valori?

È proprio vero che i giovani negano ogni valore? È vero che sono nichilisti? Conviene, con i giovani, non essere mai troppo sicuri nei giudizi. L’arcipelago dei giovani non è omogeneo, troppo spesso i giudizi su di loro sono affrettati e non corrispondono a verità.
Eppure li vediamo anche isolati, rinchiusi nel loro narcisismo, con poca voglia di combattere, spesso in preda a molte dipendenze come la droga, l'alcolismo, il disimpegno anarcoide. Generalmente non vogliono sentire parlare molto di Chiesa, di religioni, tanto meno di politica. Preferiscono di gran lunga la musica, lo sport, le nuove tecnologie informatiche, la compagnia dei pari, il sesso. Amano viaggiare, cimentarsi in sport estremi...

I GIOVANI SPECCHIO DELLA SOCIETÀ
Lamentarsi dei giovani di oggi è quasi una moda. Pensiamo tuttavia che sia eccessivi entusiasmi sia giustificazioni semplicistiche non abbiano molto senso. I giovani di oggi sono espressione, anzi specchio, della società che abitiamo. Siamo fortemente concentrati sul lavoro – in genere entrambi i genitori – sul profitto, sul benessere a tutti i costi; siamo fortemente stressati da una continua ricerca di cose (quelle che “tutti hanno” o dovrebbero avere), con una forte connotazione individualistica e privatistica. I valori morali, la fede, le religioni hanno molto spesso un posto secondario, quando addirittura non assente: i valori li stabiliamo noi, la Chiesa – si dice – farebbe bene a rimanere nella sfera propria interna (interna alle proprie chiese, s’intende) e non intervenire nelle cose pubbliche, ed è bene che taccia anche su temi che riguardano i valori morali, la famiglia, la solidarietà.

La famiglia, poi, certamente esiste (anche se aumentano molto i single e le famiglie di fatto), ma che tipo di famiglia è? Frequentemente è poco proiettata sui valori propri di un nucleo familiare, sul bene da costruire insieme, anche se il senso di appartenenza è molto forte. Aumentano i matrimoni civili, l'età in cui si “convola a nozze”, come anche le cosiddette “nuove” famiglie e i divorzi. Il numero dei figli è notevolmente ridotto, con bambini super protetti e super coccolati, qua e là anche viziati; il tempo dedicato all'educazione dei figli è ridotto e troppo spesso demandato ad altri. E allora, nei giovani si manifesta la problematicità e complessità delle nostre società, come anche della famiglia. La scuola e le altre comunità formative s’impegnano per i giovani e cercano di dare del loro meglio. Non sempre però i risultati corrispondono alle attese.

EPPURE SONO CAPACI DI GRANDI VALORI
Ci sono, sì, forti segnali di pessimismo attorno ai giovani e alla loro capacità di scoprire grandi valori e donarsi a grandi ideali. Recentemente il filosofo Umberto Galimberti ha affermato dei giovani: “Interrogati non sanno descrivere il loro malessere perché hanno ormai raggiunto quell’analfabetismo emotivo che non consente di riconoscere i propri sentimenti e soprattutto di chiamarli per nome. E del resto che nome dare a quel nulla che li pervade e che li affoga? Nel deserto della comunicazione, dove la famiglia non desta più alcun richiamo e la scuola non suscita alcun interesse, tutte le parole che invitano all’impegno e allo sguardo volto al futuro affondano in quell’inarticolato all’altezza del quale c’è solo il grido, che talvolta spezza la corazza opaca e spessa del silenzio che, massiccio, avvolge la solitudine della loro segreta depressione come stato d’animo senza tempo, governato da quell’ospite inquietante che Nietzsche chiama 'nichilismo'. E perciò le parole che alla speranza alludono, le parole di tutti più o meno sincere, le parole che insistono, le parole che promettono, le parole che vogliono lenire la loro segreta sofferenza languono intorno a loro come rumore insensato” (L'ospite inquietante. I giovani e il nichilismo, Introduzione).

Eppure i giovani danno anche grandi segnali di speranza a una società appesantita e concentrata su cose effimere. Ricercano la verità più profonda quando sognano giustizia, solidarietà, pace, coerenza. Quindi esprimono una ricerca della verità e non solo nichilismo. I giovani sono capaci di grandi valori, aspettano soltanto i loro animatori, chi possa incontrarli lì dove sono e segni il cammino da percorrere, gli ideali da seguire, le modalità per affrontare la prova e scoprire il senso del sacrificio. I giovani nell'incontrare Giovanni Paolo II sono stati conquistati dalla sua autenticità e dalla forza morale nell'indicare i valori da seguire, anche controcorrente; l’hanno seguito fino alla fine, lo hanno amato perché si sono sentiti da lui amati.

RITORNIAMO AI GIOVANI
Le domande che vengono dalla vita dei giovani di oggi, la loro situazione complessa e i loro bisogni profondi fanno appello alla nostra capacità educativa, al tempo che loro dedichiamo, al nostro senso di responsabilità per le future generazioni. Occorre ritornare ai giovani, progettare per loro e con loro, sognare con loro il futuro, sperare insieme a loro. I giovani non hanno bisogno di pessimisti attorno, ma di chi soffia sulle loro ali e spinge la loro libertà lì dove l'etica che la costituisce li libera dentro con la sua verità. I giovani cercano l'infinito, anche quando danno segni di attaccamento ai surrogati; cercano nuove frontiere e nuovi orizzonti da esplorare, per abitare il mondo dell'Infinito e del senso e disertare la casualità della presunta innocenza del niente.

CONCLUSIONI
I giovani di oggi non costituiscono un agglomerato omogeneo, al contrario rappresentano meglio di altri lo specchio della società. Se in loro c'è qualcosa che non va, e dall'articolo credo si capisca bene, allora vuol dire che è nella società costruita dagli adulti c'è qualcosa che non va. E il problema è molto più radicato e profondo di quanto possa sembrare e va affrontato un pezzo alla volta. L'emergenza educativa non è un problema inventato dalla Chiesa, è qualcosa di cui tutti ce ne possiamo accorgere se apriamo gli occhi. Quindi, forse (ma forse eh!), questo tipo di società, di modo di vita non funziona. Forse la strada per arrivare alla felicità sono altre, non certo quella del consumismo per esempio.
Ultima cosa che vorrei dire ai genitori: educate i vostri figli, e prima di questo imparate ad educare! Sembra una stupidaggine ma tantissimi genitori che sono convinti di fare il meglio per i loro figli in realtà stanno crescendo persone incapaci di vivere la propria vita un domani.
"Ritorniamo ai giovani: sono loro il futuro!"


Fonti Usate:
Bollettino Salesiano

sabato 19 dicembre 2009

Il Cristiano, la politca, le ideologie - Octogesima Adveniens

ATTENZIONE: ARTICOLO LIVELLO AVANZATO

Quale deve essere l'atteggiamento del cristiano di fronte ai modelli di società, le loro ideologie ispiratrici e la politica in generale? Ecco la domanda centrale di tutta l'Octogesima Adveniens. L'enciclica sociale di Paolo VI del 1971.

Piccola info: cos'è un'enciclica?
L'enciclica è una lettera pastorale del Papa della Chiesa cattolica su materie dottrinali, morali o sociali, indirizzata ai vescovi della Chiesa stessa, e, attraverso di loro, a tutti i fedeli. Perché attraverso di loro? Perché ci vuole molto molto tempo e studio per capire appieno il contenuto di testi di questa portata.
Difatti in questo articolo non viene usata neanche la metà delle cose scritte nell'enciclica in questione.

Vita politica attiva
Paolo VI inizia sottolineando l'obbligo per il cristiano di partecipare attivamente alla ricerca, all'organizzazione e alla vita della società politica. In modo responsabile e informato aggiungerei. Ma quale criterio usare per giudicare il valore delle ideologie? Di base il cristiano che vuole vivere la sua fede in un'azione politica, non può, senza contraddirsi, dare la propria adesione a sistemi ideologici che si oppongano radicalmente o su punti essenziali alla sua fede e alla sua concezione dell'uomo.

Ideologie e movimenti
Ma vediamo cosa dice riguardo ai movimenti storici che derivano dalle diverse ideologie. A questo proposito Paolo VI si rifà alla Pacem in terris di Giovanni XXIII, in cui viene fatta una distinzione tra "false dottrine filosofiche sulla natura, l'origine e il destino dell'uomo" e "i movimenti storici con finalità economiche, sociali, culturali e politiche". Questo perché le dottrine una volta elaborate e definite rimangono sempre le stesse. I movimenti invece non possono non subire gli influssi della situzione storica a cui appartengono, di conseguenza sono portati a mutamenti anche profondi.

Liberalismo e socialismo
Paolo VI ribadisce il NO di tutte le encicliche precedenti all'ideologia marxista e liberale: il cristiano non potrà aderire "né all'ideologia marxista, al suo materialismo ateo, alla sua dialettica di violenza; né a quell'ideologia liberale che ritiene di esaltare la libertà individuale sottraendola a ogni limite". La fede cristiana si pone quindi al di sopra e talvolta all'opposto delle ideologie.
Viene passata alla lente d'ingrandimento anche la rinnovata ideologia liberale. Essa è un'affermazione erronea dell'autonomia dell'individuo nella sua attività, nelle sue motivazioni, nell'esercizio della sua libertà.
Il cristiano dovrà molto attentamente impegnarsi in un opera di discernimento. Attingendo alle sorgenti della sua fede e agli insegnamenti della Chiesa, per evitare di lasciarsi sedurre e rinchiudere in un sistema i cui limiti e il cui totalitarismo rischiano di apparirgli troppo tardi se non li ravvisa nelle radici.
Particolare interesse riveste quel che l'Octogesima dice sulle correnti socialiste. Si sottolinea innanzitutto l'ambiguità del termine: secondo diversi continenti e culture esso assume forme diverse sotto uno stesso vocabolo. Non v'è dubbio che in molti casi il socialismo è stato e resta ispirato da ideologie incompatibili con la fede. Chiaro riferimento alle posizioni marx-leniniste. E cosa dire allora delle varie forme di socialismo democratico che rifiutano il marxismo delle origini? L'Octogesima distingue fra vari livelli. Una valutazione prudente del diverso legame concreto che, secondo le circostanze di tempo e di luogo, si riscontra tra ideologia socialista (non accettabile come visione totale e autonoma dell'uomo), concrete realizzazioni storiche del socialismo (soggette a mutamenti profondi, quindi anche accettabili), e la lodevole aspirazione ad una giustizia maggiore, permetterà ai cristiani di precisare il grado di impegno possibile in questa direzione, una volta assicurati i valori sopratutto di libertà, di responsabilità e di apertura spirituale che garantiscono lo sviluppo integrale dell'uomo.

Scriveva padre Sorge su "La Civiltà Cattolica": "È la prima volta che in un documento pontificio si ammette, sia pur con riserva, la possibilità per i cristiani di aderire a determinate correnti politiche del socialismo". Attenzione però, questo non ha nulla a che vedere con l'approvazione del socialismo da parte della Chiesa. Paolo VI insiste sull'originalità e sulla superiorità del pensiero cristiano: "La fede cristiana si pone al di sopra e talvolta all'opposto delle ideologie in quanto riconosce Dio, che interpella a tutti i livelli". Ancora: " Il cristiano affermerà al centro delle sue opzioni l'originalità dell'apporto cristiano a vantaggio dell'intera società".
In poche parole il Papa spinge ripetutamente i cristiani a impegnare la loro fantasia sociale e creatrice in un'opera seria, convinto che nessuna delle ideologie ancora dominanti porti con sé la risposta agli interrogativi dell'uomo.

La politica
La politca è una maniera esigente - ma non è la sola - di vivere l'impegno cristiano al servizio degli altri. Senza certamente risolvere ogni problema, essa si sforza di dare soluzione ai rapporti tra gli uomini. La sua sfera è larga e conglobante, ma non esclusiva. Un atteggiamente invadente, tendente a farne un assoluto, costituirebbe un grave pericolo. Pur riconoscendo l'autonomia della realtà politica, i cristiani, sollecitati a entrare in questo campo d'azione, si sforzeranno di raggiungere una coerenza tra le loro opzioni e il Vangelo.

Conclusioni personali e consigli pratici
Il cristiano, ma come sempre ci si riferisce ad ogni persona, dovrà sempre cercare di staccarsi dal votare un partito per "convizione cieca", e fare in modo invece di essere critico e propositivo in qualunque situazione senza che il coloro del partito lo possa influenzare. Analizzare ogni proposta, situazione ecc. con occhi quanto più oggettivi possibile.
Questo ci permetterà di porci come mediatori in una discussione, senza rinunciare a portare le nostre idee. Mi riallaccio per lo stretto indispensabile all'attuale situazione politica italiana ed ad un problema riconosciuto più o meno da tutti: i livello dello scontro politico sono quanto mai tesi e aspri. Una soluzione per elettori potrebbe essere proprio quanto detto qualche riga qui sopra: distacco emotivo da un partito.In questo modo chi vota un partito diverso dal nostro, chi ha un'idea diversa dalla nostra non lo vedremo più come nemico ma come fonte di confronto. Facciamo che questo sia possibile!




Fonti usate:
Bollettino Salesiano

sabato 5 dicembre 2009

Non rassegnamoci a sopravvivere aspettando un miracolo

Ecco, dal BS di ottobre 1909, un brano dell’articolo di fondo che mi è apparso particolarmente interessante, anzi, decisamente attuale. L’esortazione ai cattolici (ma vale per tutti e in ogni ambito) a destarsi “dal loro torpore” è quanto mai vera e può essere ripetuta e gridata oggi. E non solo ai giovani.

Molti son quelli, che, di fronte ai mali che oggidì affliggono la società, sentono una spina dolorosa in cuore, ma, purtroppo, pochi lavorano di proposito per alzare un argine contro l’impetuosa corrente devastatrice; perché i più, anche pii, retti ed esemplari, si limitano a deplorare le rovine che il vizio e la miscredenza vanno continuamente accumulando. Noi non vogliamo far la diagnosi di questo fatto; ma non possiamo fare a meno di osservare, che se molti dei cattolici si destassero dal loro torpore e comprendessero che oggi il loro primo dovere è la franca ed esplicita professione della fede, perché tutti non solo dobbiamo essere, ma dobbiamo pur mostrarci seguaci di Gesù Cristo, con la più generosa cooperazione individuale al trionfo dello spirito del Vangelo in mezzo alla società, più presto spunterebbe il giorno della sospirata restaurazione. È costume della Divina Provvidenza di lasciar libero il campo alle cause seconde e, in via ordinaria, di non intervenire là, dove l’uomo può fare, e deve fare, da sé. Chiunque, infatti, ha fior di senno non può attendere un miracolo quando non occorre; l’agricoltore ad esempio, non aspetta che i suoi granai si riempiano prodigiosamente di frumento, sapendo aver Iddio disposto che i campi biondeggino di messi mercè le sue cure. Or si vorrebbe pretendere che la società divenga cristiana in un ambiente irreligioso qual è quello che la circonda al presente… e non si cura la formazione cristiana della fanciullezza e della gioventù?


Leggendo questo articolo si nota lo stile un po' arcaico della lingua di cent'anni fa! Ma resta ben chiaro lo scopo: realizzare qui in terra la salvezza, intesa come realizzazione della nostra vita seguendo il Vangelo. Molti leggendo questa frase potranno ridere o pensare che sono solo stupidaggini. Ebbene io rispondo loro che la via per la felicità è proprio questa, felicità inesauribile però e non effimera (breve e limitata) come quella a cui possiamo essere abituati il sabato sera (un esempio a caso!).
Impegnarsi in ciò che si crede da soddisfazione e in definitiva ci rende orgogliosi e felici di noi stessi, senza contare il bene che possiamo fare per gli altri. Certo, innanzitutto bisogna mettersi nell'ottica che il mio prossimo è importante altrimenti se pensiamo solo a noi stessi va da se che questo articolo non ci serve a niente.

Per concludere vorrei dare una piccola raccomandazione: non aspettatevi risultati immediati e non abbiate paura dei fallimenti. Ma da questi ultimi cercate sempre di ripartire.




Fonti usate:
Bollettino Salesiano

lunedì 23 novembre 2009

Omosessualità - Comprendere per rispettare

Domanda
«Desidero porre l'attenzione dei lettori su un problema che molti nella nostra società vogliono celare dietro un velo di conformismo. Ho quasi 20 anni e sono un ragazzo omosessuale. Non l'ho deciso io, è una situazione di cui posso solo prendere atto. Nonostante questo sono profondamente cattolico. L'appello che desidero rivolgere ai lettori e ai cattolici in genere è di accogliere, seguire e divulgare gli ultimi insegnamenti e le parole di apertura della Chiesa nei confronti delle persone che vivono la mia situazione. Nel Catechismo la Chiesa invita a non discriminare... Non sto cercando di giustificare i comportamenti omosessuali, che la Chiesa condanna fermamente, desidero solo che la verità venga divulgata per intero e vi sia un atteggiamento di maggior apertura per chi vive il mio problema. Affinché non ci vengano negati i normali rapporti sociali e non ci dobbiamo nascondere... ».
Lettera firmata. Chieti


Risposta a cura di Xavier Thévenot.

«Caro amico. Hai ragione di sottolineare che la posizione della Chiesa al riguardo è spesso presentata male. La si usa talvolta falsamente per continuare a discriminare. Ora la Chiesa, nei suoi documenti ufficiali, ha un pensiero ben articolato, e distingue tra gli atti omosessuali, le tendenze omosessuali, e la persona che ha queste tendenze.

1. Prima di tutto, la Chiesa sostiene un rispetto incondizionato verso le persone omosessuali. Un rispetto identico a quello che si deve a ogni altra persona. Anzi, un rispetto ancora più attento perché, come dici bene tu, le persone non scelgono di avere queste ten- denze. Essi poi sono sottoposti a una prova psichica abbastanza pesante, e per di più. sono spesso vittime della incomprensione, costrette a vivere in solitudine grandi sofferenze interiori. Il Catechisrno della Chiesa Cattolica (al n. 2358) chiede "rispetto, compassione e delicatezza" verso i soggetti omosessuali, e una lotta risoluta contro ogni l'orma di discriminazione. Su questo punto c'è ancora molta strada da percorrere!

2. La Chiesa inoltre, sicura che la differenza sessuale è una realtà molto importante per una buona strutturazione della persona umana e delle società, afferma che le tendenze omosessuali non dovrebbero essere presentate in se stesse come valori, o come equivalenti alle tendenze eterosessuali. Concretamente, ciò significa per esempio che non si può mai augurare a qualcuno di avere forti tendenze omosessuali. Nello stesso tempo significa che i genitori devono educare i loro figli in modo da aiutarli a scoprire la ricchezza della differenza sessuale.

3. Infine, la Chiesa afferma che gli atti omosessuali sono "atti intrinsecamente disordinati". Cioè che a loro mancano oggettivamente alcune dimensioni importanti: nessuna vera complementarità sessuale, nessuna apertura alla fecondità. Per questo la Chiesa domanda alle persone omosessuali, come a ogni persona celibe, da una parte di evitare di porre liberamente questi atti, dall'altra di cercare, grazie al dinamismo dello Spirito, di umanizzare sempre più la loro sessualità. E ciò che chiamiamo virtù della "castità", ossia la virtù che consente di vivere la propria sessualità e affettività nella libertà di un figlio/a di Dio.


Altri articoli e approfondimenti sul tema:
- Omosessuali si nasce? (video)
- Omosessuali in politica, non vedo perché no!
- «L'Omofobia? Una grande bufala» Parola di ex gay militante
- "Luca era gay" e il tabù della conversione

Fonti usate:
Bollettino Salesiano

martedì 13 ottobre 2009

L'amicizia attraverso Internet

Oggi vorrei affrontare il tema delle amicizie al tempo dei tanti grandi social network, strumento sempre più usato a livello mondiale (da me compreso). Da a un anno a questa parte in maniera massiccia anche in Italia.

In realtà i social network erano usati anche prima, ma solo Facebook è stato capace di una crescita così massiccia da finire perfino nei telegiornali. Ed è per questo che è stato definito un fenomeno sociale. Per chi non lo sapesse ancora, i social network sono fondamentalmente dei siti web in cui più persone possono comunicare (chat, messaggi privati..), condividere contenuti (foto, video..), "conoscere" nuove persone: tutto questo senza spostarsi dalla propria sedia. Sono quindi uno strumento molto potente e molto utile se ben usati (come molte cose dopotutto).
Io per esempio su Facebook mi sono posto la regola di accettare amicizie solo da persone che conosco, altrimenti poi non si capisce più niente e ti ritrovi la pagina principale piena di messaggi "spazzatura".. Detto questo non dilunghiamoci troppo su come il sottoscritto gestisce i propri account online e andiamo al sodo.

Sui social network è possibile conoscere persone nuove mai viste e che mai si vedranno di persona, molti si iscrivono proprio per trovare amici e riempire in modo fittizio la propria vita creandosi un oasi/rifugio felice ma NON REALE. Questo non può non farci riflettere su questo tema! Avere quasi solo amici "conosciuti" su internet è gravissimo perché può provocare un senso di vuoto interiore, di tristezza, di svogliatezza, di superficialità, a volte anche nervosismo ingiustificato con le persone "vere" perché ci si disabitua a comunicare verbalmente con persone in carne ed ossa a causa del distacco parziale dalla realtà. Le amicizie di internet sono a "basso costo", basta un click e se vanno. Inoltre non hanno quasi nulla dell'enorme complessità dei rapporti umani, o no?
Va da sé che passare molto tempo davanti al computer ha effetti negativi su scuola, amicizie e qualsiasi altra attività. Ma anche senza arrivare a questi livelli limite (secondo me non sono neanche tanto limite, sopratutto per i giovani) si è oramai innestato un processo generale che lentamente mira a svuotare di significato la bellezza e l'amore che c'è nell'amicizia.

Ultimamente mi è capitato di leggere le statistiche di alcuni studi, condotti per capire se internet (in particolare i social network) faccia bene agli affetti o se ti stacca negativamente dalla realtà. Secondo gli scienziati del Pew Internet and American Life Project, internet fa bene all'amicizia; stando invece al precedente studio di Stanford e dell'università di Berlin, internet "isola". Secondo me i risultati raggiunti non sono paragonabili perché mostrano due facce della stessa medaglia, i due studi hanno una parte di verità ciascuno. L'uno non esclude l'altro, andiamo a vedere perché sono arrivati a due conclusioni differenti
Uno studio prende in esame il tempo passato in internet, che quando è usato male e troppo tende a isolare senza ombra di dubbio, poiché ruba tempo a tutte le altre attività e ci fa confondere la realtà con le relazioni tessute in rete.
Il Pew, invece, prendendo in esame circa 3500 persone ha dimostrato come il 72% delle persone che usa internet era andata a trovare un parente o un amico il giorno prima di essere intervistato per lo studio, mentre solo il 61% di chi non lo usa lo aveva fatto. La chiave di lettura, secondo me, è che grazie a internet ci si possa mettere daccordo per vedersi di persona più frequentemente e facilmente rispetto ai normali mezzi: certo è che se uno ci tiene ad un amico o ad un suo parente..
Dallo studio è emerso pure che molti ancora non usano internet per discutere delle cose più importanti con la famiglia e gli amici: e meno male dico io! Ogni forma di comunicazione non verbale (dalle chat agli sms) deve essere usata al limite per darsi appuntamento e se non possibile chiamarsi. Più di qualche persona che conosco ha visto il rapporto con il moroso/a degradare sempre più a causa di questo "discutere" solo scritto che può far nascere incomprensioni con relative arrabbiature. Bisogna rendersi conto che se Dio ci ha donato una voce con diversi toni e di una mimica complessa (sopratutto facciale) un motivo ci sarà, o no? Se proprio non c'è altro mezzo è meglio che niente, ma solo una tantum (ma tantum tantum!).

Vorrei concludere condividendo con voi una storia vera, sperando possa servirvi a percepire come un qualcosa di reale il pericolo che stiamo correndo: rivolto sopratutto ai giovani!
Scrive una nonna preoccupata del cambiamento della nipote che passa troppo tempo su internet:


"Mia nipote non ha più la mamma e sono io a occuparmi di lei, con il papà. Ma sono in difficoltà. Milly (nome fittizio) è una solitaria, e mi sembra che sia diventata dipendente da Internet. Quando le dico di cercarsi amiche mi risponde che ne ha a migliaia in Facebuk (sic) e si confida con loro ed esse l’aiutano tantissimo. Mi domando, allora perché è più svogliata, più superficiale, più nervosa di quando non aveva Internet? A noi nonni non c’è nessuno che ci aiuta, ma mica la saggezza ce l’abbiamo infusa."


Link interessanti inerenti:

- Perché sei mio amico su Facebook? Un sondaggio rivela quali sono i motivi per cui si aggiunge o accetta nuove amicizie su facebook e perché si eliminano amici dalle proprie liste.

Fonti usate:
Bollettino Salesiano
Punto Informatico

venerdì 2 ottobre 2009

I Testimoni di Geova e le trasfusioni

Il rifiuto dei Testimoni di Geova alle trasfusioni di sangue è  uno dei loro precetti più discussi e pericolosi (a volte mortale).

Secondo me qui cadiamo nello stesso "errore", che fece la Chiesa valutando le tesi di Galilei eretiche in base al significato strettamente letterale dato alle Sacre Scritture (ma questo argomento lo approfondiremo più avanti non temete), ma in questo caso il significato viene estirpato ed adattato.

Dobbiamo per forza partire dal presupposto che Dio vuole salvare la nostra vita, non togliercela: "La gloria di Dio è l'uomo vivente!" (S. Ireneo). Se Dio ha creato l'uomo, non può volerlo morto perché "Dio ama la vita", grida accorato papa Ratzinger. Quando dalla Sua Divina fantasia uscì la vita, e specificatamente quella umana, il Creatore esclamò entusiasta: "Ecco, è una cosa molto buona", la migliore cosa fatta. Per gli altri "pezzi" della creazione il libro sacro dice: "Dio vide che era cosa buona". Il superlativo lo usa solo per l'uomo. Non sarebbe un controsenso allora se Dio ci impedisse di curarci?

La prima presunta proibizione si trova in Genesi 9:3-6 :

«Ogni animale che si muove ed è in vita vi serva di cibo. Come nel caso della verde vegetazione vi do in effetti tutto questo. Solo non dovete mangiare la carne con la sua anima, il suo sangue. E, oltre a ciò, richiederò il sangue delle vostre anime. Lo richiederò dalla mano di ogni creatura vivente; e dalla mano dell'uomo, dalla mano di ciascuno che gli è fratello, richiederò l'anima dell'uomo. Chiunque sparge il sangue dell'uomo, il suo proprio sangue sarà sparso dall'uomo, poiché a immagine di Dio egli ha fatto l'uomo».

È chiaro che in queste parole il sangue, sia umano che animale, è menzionato in relazione all'uccisione, alla soppressione di una vita. Siccome la vita appartiene a Dio, Egli vieta all'uomo di cibarsi del sangue (definito in questo passo come l'anima) reclamando quindi ogni esclusiva diciamo. Anche in altri passi della Bibbia si parla del sangue, ma sempre in relazione ad animali uccisi. Fondamentalmente quindi Dio proibì il sangue come alimento per incutere, visibilmente, tramite un simbolo concreto, il rispetto per la sacralità della vita: uccidere gli animali era una concessione, non un diritto.

Dobbiamo ritenere questo divieto valido anche in caso di pericolo per la nostra vita? Non c'è nessun passo biblico in cui si affermi che si debba morire di fame piuttosto che mangiare il sangue; e, in effetti, un simile comportamento sarebbe incoerente: significherebbe, infatti, mostrare maggiore rispetto per un simbolo (il sangue) che per la realtà da esso simboleggiata (la vita). Per illustrare il punto, sarebbe come avere per l'anello nuziale, simbolo del matrimonio, un rispetto tale da preferirlo al matrimonio stesso, e quindi, messi di fronte all'alternativa tra il sacrificare la propria moglie o la vera nuziale, si scegliesse a favore di quest'ultima.

Inoltre il sangue viene considerato tessuto, quindi fare una trasfusione è come fare una donazione di organi e i TdG consentono il trapianto. Per non parlare della carne! Contiene sangue, eppure mi pare non manchi nelle loro tavole.

Per concludere, questa loro regola non ha alcun fondamento e spero vivamente si rendano conto che così continueranno a lasciar morire persone che, convinte di questo precetto, non si lasceranno curare adeguatamente.


Fonti usate:
Bollettino Salesiano
http://www.infotdgeova.it/