Sabato 25 maggio 2013, mentre il “prete anti-mafia” don Luigi
Ciotti si esibiva a Genova nel corso della tristissima “assise” (chiamiamola
così, va là…) che tutti sappiamo, dall’altra parte d’Italia, a Palermo, veniva
celebrata la Santa Messa di beatificazione di Padre Giuseppe “Pino” Puglisi,
martire cristiano ucciso il 15 settembre 1993 in odium fidei da sicari mafiosi. E mai coincidenza fu più significativa,
mai contrasto fu più evidente.
Domande, risposte, curiosità e articoli di tema religioso. Discutiamo di temi importanti che ci riguardano.
Questo blog è stato un progetto a cura di Fabio Milocco, da molti anni ormai il blog non è più aggiornato anche se liberamente consultabile.
Le opinioni espresse negli articoli rispecchiano quanto l'autore ha pensato in quel tempo, non è detto che rispecchino l'attuale idea sulle cose. Grazie della comprensione.
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sabato 25 maggio 2013
sabato 12 gennaio 2013
Lo studio: mi piace, è utile o ... ?
Se la materia in questione non è "bella o mi piace" o "utile" non resta che studiarla per forza, e su questo mi pare che ne siamo convinti. Talmente convinti che non ci proviamo neanche a pensare a un lieto fine, ed proprio il caso di dirlo.
È possibile dare un senso nuovo a questa "pratica" così odiata dalla maggioranza degli studenti (e non solo)?
Le risposte di senso che ci vengono date, volendo sintetizzare, sono legate a una concezione economica di produttività lavorativa e a una sorta di gratificazione personale, di qualcosa che fa bene a me (es. la matematica che ti allena il cervello). Quindi: materia "utile" (ti servirà per il futuro) e materia che "mi piace" (gusto personale).
Ah, quasi dimenticavo: provate a chiedere a uno studente/essa cosa si ricorda dopo neanche unmese giorno dall'esame di maturità! Quindi anche la motivazione "studio per il lavoro" non regge molto..
Possibile non ci sia un diverso modo di vedere, e vivere, lo studio? Certo che c'è! Non ho la pretesa di essere esauriente ma semplicemente di offrire qualche spunto.
È possibile dare un senso nuovo a questa "pratica" così odiata dalla maggioranza degli studenti (e non solo)?
Le risposte di senso che ci vengono date, volendo sintetizzare, sono legate a una concezione economica di produttività lavorativa e a una sorta di gratificazione personale, di qualcosa che fa bene a me (es. la matematica che ti allena il cervello). Quindi: materia "utile" (ti servirà per il futuro) e materia che "mi piace" (gusto personale).
Ah, quasi dimenticavo: provate a chiedere a uno studente/essa cosa si ricorda dopo neanche un
Possibile non ci sia un diverso modo di vedere, e vivere, lo studio? Certo che c'è! Non ho la pretesa di essere esauriente ma semplicemente di offrire qualche spunto.
domenica 15 aprile 2012
Alessandro D'Avenia alla Festa dei Giovani 2012
Festa dei Giovani 2012 a Jesolo. Organizzata dal Movimento Giovanile Salesiano del Triveneto. Uno degli ospiti d'eccezione è Alessandro D'Avenia: autore di "Bianca come il latte, rossa come il sangue" e "Cose che nessuno sa". Il tema della festa è "Io do la mia vita". Slogan che accompagnerà l'ispettoria salesiana del triveneto in questo 2012. Qui trovate il testo del suo intervento.
Dopo l'intro del messaggio c'è il video dell'intervento, che vi consiglio vivamente al posto del testo che potrà magari tornarvi utile dopo la visione del video per riprendere alcuni passaggi, copiarli e farci quello che volete.
Il testo è stata trascritto da me, per cui se notate errori o volete suggerirmi correzioni contattatemi pure (commento all'articolo o dal menu Contattami).
martedì 15 novembre 2011
Grazie! - Dar lode con un recital
Spesso nella preghiera serale o meglio durante la giornata mi ritrovo a ringraziare il Signore per quello che mi ha donato: le persone, gli amici che mi ha messo vicino, il cibo quotidiano, i talenti, le occasioni, le difficoltà, le incomprensioni.. In tutto è possibile incontrarlo e chiederGli di aiutarci a vivere ogni momento secondo la Sua volontà.
Ultimamente, ad esempio, ho riscoperto il segno della croce prima dei pasti, che soprattutto nei luoghi pubblici mi risultava particolarmente difficile (per paura e vergogna). Piccole cose, piccoli gesti, piccole gocce che inserite nelmarasma mare quotidiano sicuramente aiutano.
Ultimamente, ad esempio, ho riscoperto il segno della croce prima dei pasti, che soprattutto nei luoghi pubblici mi risultava particolarmente difficile (per paura e vergogna). Piccole cose, piccoli gesti, piccole gocce che inserite nel
lunedì 22 agosto 2011
A Madrid... in prima persona
Una domanda di questo genere dovevo aspettarmela, ma resto spiazzata e non riesco a dire altro che: «Bene!». Del resto, i due milioni di giovani dinanzi al Papa li hanno già visti tutti in tv, la pioggia durante la veglia anche, le manifestazioni anti-GMG pure e le catechesi dei vescovi si trovano facilmente su internet. Allora che cosa condividere? Cos’è che la gente vuole sapere? La risposta a questa domanda ce l’ha data il Papa, domenica, durante l’Angelus: «I vostri amici vorranno sapere che cosa è cambiato in voi, dopo essere stati in questa nobile Città». Eh già: la GMG va raccontata in prima persona, perché il Papa ci ha invitati personalmente, e ciascuno personalmente ha risposto e personalmente ha vissuto l’esperienza, benché attorniato da migliaia di altri giovani. La GMG mi ha messo alla prova: cercavo un po’ di pace, degli spazi di preghiera e di riflessione personale, ma ho trovato un gran baccano. Con mia grande sorpresa però, tornata a casa, mi accorgo di aver imparato davvero molto in quel “baccano”.
mercoledì 15 giugno 2011
Verità e cultura rafforzano la fede
In occasione dell'Evento CEL (Corso Educatori Live) sono state fatte diverse testimonianza, una più bella dell'altra. Ed è toccato pure a me, anche se a parlare preferisco di gran lunga scrivere: mi riesce pure meglio!
Che cos'è il CEL? Visitate il sito www.nuovaevangelizzazione.com (attualmente in ristrutturazione). Comunque brevemente è un gruppo di giovani che si incontra mensilmente per fare un cammino cristiano di animazione e di crescita personale. In stretto contatto con le parrocchie dove i giovani sono impegnati.
Ecco il testo della mia testimonianza. In neretto ci sono le domande, se scorrete l'articolo le potete agilmente leggere. In questo modo avrete un'idea di cosa si parlerà qui (a grandi linee).
- Ormai da diversi anni tu ti occupi del sito del CEL. Cosa ci puoi dire di questo tuo impegno: quanto ha influito nella tua crescita spirituale, culturale e personale?
Che cos'è il CEL? Visitate il sito www.nuovaevangelizzazione.com (attualmente in ristrutturazione). Comunque brevemente è un gruppo di giovani che si incontra mensilmente per fare un cammino cristiano di animazione e di crescita personale. In stretto contatto con le parrocchie dove i giovani sono impegnati.
Ecco il testo della mia testimonianza. In neretto ci sono le domande, se scorrete l'articolo le potete agilmente leggere. In questo modo avrete un'idea di cosa si parlerà qui (a grandi linee).
- Ormai da diversi anni tu ti occupi del sito del CEL. Cosa ci puoi dire di questo tuo impegno: quanto ha influito nella tua crescita spirituale, culturale e personale?
sabato 13 novembre 2010
Il computer e internet in mano ai ragazzi
Rapporto tra computer, internet, facebook, wikipedia, blog, cyberbullismo, videogiochi e molto altro e i ragazzi. In tutto questo cercherò di offrire degli spunti pratici agli educatori (insegnanti, genitori...)
Riprendo in parte il tema dell'articolo sull'amicizia attraverso internet, proponendo una riflessione più generale sull'uso delle nuove tecnologie. Fra l'altro dicendo "nuove tecnologie" prendo il punto di vista degli immigrati digitali. Coloro che con queste tecnologie ci sono nati (nativi digitali) non li sentirete mai chiamarle "nuove".
La differenza sta tutta in questo punto qua: sentire queste tecnologie parte integrante della propria vita. Gli immigrati al massimo vedono, ad esempio un cellulare touchscreen, come aiuto; a me piace collocarmi un po' in mezzo, dati i miei vent'anni! Un esempio banale: lavorando con il computer vi sarà probabilmente capitato di stampare il lavoro "per sicurezza", per paura di perderlo a causa di qualche guasto al computer. I nativi invece hanno un rapporto molto più tranquillo; intimo se vogliamo.
Il punto cruciale, come vedremo alla fine, è sporcarsi le mani e imparare a districarsi in quella che per molti è una giungla tecnologica. Non si può ad oggi, come alcuni siti ancora riportano, scrivere che il pericolo principale dei bambini è l'esposizione alle onde emesse dagli schermi della televisione: un bambino deve stare meno di due ore davanti all'apparecchio, poi deve fare pausa ecc ecc. Non che questo non sia più vero ma i veri problemi si insidiano altrove.
Riprendo in parte il tema dell'articolo sull'amicizia attraverso internet, proponendo una riflessione più generale sull'uso delle nuove tecnologie. Fra l'altro dicendo "nuove tecnologie" prendo il punto di vista degli immigrati digitali. Coloro che con queste tecnologie ci sono nati (nativi digitali) non li sentirete mai chiamarle "nuove".
La differenza sta tutta in questo punto qua: sentire queste tecnologie parte integrante della propria vita. Gli immigrati al massimo vedono, ad esempio un cellulare touchscreen, come aiuto; a me piace collocarmi un po' in mezzo, dati i miei vent'anni! Un esempio banale: lavorando con il computer vi sarà probabilmente capitato di stampare il lavoro "per sicurezza", per paura di perderlo a causa di qualche guasto al computer. I nativi invece hanno un rapporto molto più tranquillo; intimo se vogliamo.
Il punto cruciale, come vedremo alla fine, è sporcarsi le mani e imparare a districarsi in quella che per molti è una giungla tecnologica. Non si può ad oggi, come alcuni siti ancora riportano, scrivere che il pericolo principale dei bambini è l'esposizione alle onde emesse dagli schermi della televisione: un bambino deve stare meno di due ore davanti all'apparecchio, poi deve fare pausa ecc ecc. Non che questo non sia più vero ma i veri problemi si insidiano altrove.
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fabiosdb
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sabato 6 febbraio 2010
Mentalità giovanile: non lasciamola a se stessa
“È difficile riuscire a capire la mentalità dei giovani”: affermazione questa riferibile a molti adulti di oggi che non ricordano più la loro gioventù, ma risulta un compito arduo capire se stessi anche per i giovani.
Inevitabilmente negli ultimi anni molte cose sono cambiate, ma ciò che più colpisce è la crescente indifferenza dei ragazzi di fronte a tutto ciò che accade nel mondo ad esclusione degli eventi che li riguardano direttamente.
A mio parere poche sono le persone che si fermano un attimo per riflettere sulle proprie azioni o sulle proprie emozioni e in numero ancora minore sono i giovani. Anzi, quando qualcuno li invita a farlo diventa "uno che non si fa gli affari suoi".
Questo fatto non è dovuto soltanto al carattere innato di una persona ma anche alle influenze dovute alla sua educazione, alle esperienze vissute e agli ambiti sociali in cui si muove e agisce. Tutti insieme questi fattori contribuiscono a formare ed arricchire il patrimonio personale di ciascuno di noi ed è per questo motivo che riconosco nella società la causa principale della caduta di tensione ideale che caratterizza i più giovani.
Al giorno d'oggi per esempio la televisione non ha più la funzione educatrice e d'informazione che aveva un tempo ma trasmette quasi esclusivamente spettacoli di intrattenimento che spesso riportano esempi da non seguire e totalmente privi di valori. Anche la scuola fa fatica a indirizzare i propri alunni verso certi ideali e in aggiunta gli ambienti sportivi incitano le persone ad una competizione sfrenata che proti ad ogni costo alla vittoria.
Molto importante è anche il ruolo della famiglia che dovrebbe essere la principale fonte da cui attingere i più alti ideali ma che molte volte non trova il tempo per parlare di particolari situazioni e aiutare a riflettere su altre finendo sopratutto per dimenticare l'importanza della figura che rappresenta. È possibile trovare un'ulteriore causa di indifferenza giovanile anche nell'ateismo. Il credere in qualcuno o qualcosa di importante accresce il senso dei valori e porta una persona ad assumere determinati comportamenti e posizioni rispetto ad altre e cercare un confronto mirando a obiettivi prefissati. Molti ragazzi per scelta delle persone che gli stanno accanto oppure per volontà propria non professano nessuna religione e quindi sono privi di alcuni modelli che possono aiutare a crescere interiormente nel rispetto degli altri.
In conclusione, pur essendo consapevole di possedere mentalità giovanile, “da ragazzi”, posso affermare seguendo la mia linea di pensiero che i giovani d'oggi sono molto influenzati dalla società, che stenta a fornire ideali giusti da seguire, e di conseguenza cadono nell'indifferenza interessandosi sempre meno ai problemi e allontanandosi dalla cose più importanti che però fanno riflettere ma comunque non bisogna dimenticare che molti ragazzi hanno dei valori ben saldi. Se tutti quanti possedessimo maggiori e migliori ideali probabilmente esisterebbe un mondo migliore e non ci si dovrebbe preoccupare troppo degli atteggiamenti sbagliati della gioventù.
Quello che ho esposto fino ad ora è certamente una verità ben nota ma ciò che molte volte non si riesce o non ci si sforza di notare è che tutti siamo diversi e proveniamo da ambienti differenti e quindi non trovo per nulla scontato spezzare una lancia a favore dei ragazzi che cercano di non uniformarsi alla massa ma che con la propria veste e i propri valori riescono a distinguersi e a formarsi una propria personalità.
Conclusioni:
Ringrazio sinceramente Chiara per avermi lasciato pubblicare il suo tema e rinnovo l'invito a chiunque pensi di avere un'idea in testa (tutti) a provare a scriverla.
Volevo fare solo alcune precisazione che mi sono venute in mente mentre leggevo l'articolo.
1) Quando si parla dell'assenza dei valori in televisione non mi trovate d'accordo. La televisione e la società offrono una varietà di "contro valori" assolutamente belli (bellezza effimera) e ingannevoli. Entrano molto facilmente nelle nostre coscienze giorno dopo giorno, e questo annebbia sempre più la nostra capacità di comportarci da uomini liberi e molto spesso arriviamo a essere d'accordo con la televisione sempre più spesso. Attenzione, non pensate solo a sesso e violenza perché sono solo la punta dell'iceberg.
2) La famiglia deve riassumere il ruolo centrale di educatore primo di un bambino/a, invece oggi si assiste con sempre maggiore preoccupazione alla cosiddetta emergenza educativa a cui la Chiesa vuole porre rimedio. Venendo additata al solito come "uno che non si fa gli affari suoi". Io vorrei lanciare un appello ai genitori affinché imparino a esserlo e non pensare che il vostro metodo sia perfetto come spesso accade. Casi estremi: i genitori vegetariani che per le loro idee quasi ammazzano i figli per denutrizione, i genitori drogati, i genitori troppo protettivi ecc.
Inevitabilmente negli ultimi anni molte cose sono cambiate, ma ciò che più colpisce è la crescente indifferenza dei ragazzi di fronte a tutto ciò che accade nel mondo ad esclusione degli eventi che li riguardano direttamente.
A mio parere poche sono le persone che si fermano un attimo per riflettere sulle proprie azioni o sulle proprie emozioni e in numero ancora minore sono i giovani. Anzi, quando qualcuno li invita a farlo diventa "uno che non si fa gli affari suoi".
Questo fatto non è dovuto soltanto al carattere innato di una persona ma anche alle influenze dovute alla sua educazione, alle esperienze vissute e agli ambiti sociali in cui si muove e agisce. Tutti insieme questi fattori contribuiscono a formare ed arricchire il patrimonio personale di ciascuno di noi ed è per questo motivo che riconosco nella società la causa principale della caduta di tensione ideale che caratterizza i più giovani.
Al giorno d'oggi per esempio la televisione non ha più la funzione educatrice e d'informazione che aveva un tempo ma trasmette quasi esclusivamente spettacoli di intrattenimento che spesso riportano esempi da non seguire e totalmente privi di valori. Anche la scuola fa fatica a indirizzare i propri alunni verso certi ideali e in aggiunta gli ambienti sportivi incitano le persone ad una competizione sfrenata che proti ad ogni costo alla vittoria.
Molto importante è anche il ruolo della famiglia che dovrebbe essere la principale fonte da cui attingere i più alti ideali ma che molte volte non trova il tempo per parlare di particolari situazioni e aiutare a riflettere su altre finendo sopratutto per dimenticare l'importanza della figura che rappresenta. È possibile trovare un'ulteriore causa di indifferenza giovanile anche nell'ateismo. Il credere in qualcuno o qualcosa di importante accresce il senso dei valori e porta una persona ad assumere determinati comportamenti e posizioni rispetto ad altre e cercare un confronto mirando a obiettivi prefissati. Molti ragazzi per scelta delle persone che gli stanno accanto oppure per volontà propria non professano nessuna religione e quindi sono privi di alcuni modelli che possono aiutare a crescere interiormente nel rispetto degli altri.
In conclusione, pur essendo consapevole di possedere mentalità giovanile, “da ragazzi”, posso affermare seguendo la mia linea di pensiero che i giovani d'oggi sono molto influenzati dalla società, che stenta a fornire ideali giusti da seguire, e di conseguenza cadono nell'indifferenza interessandosi sempre meno ai problemi e allontanandosi dalla cose più importanti che però fanno riflettere ma comunque non bisogna dimenticare che molti ragazzi hanno dei valori ben saldi. Se tutti quanti possedessimo maggiori e migliori ideali probabilmente esisterebbe un mondo migliore e non ci si dovrebbe preoccupare troppo degli atteggiamenti sbagliati della gioventù.
Quello che ho esposto fino ad ora è certamente una verità ben nota ma ciò che molte volte non si riesce o non ci si sforza di notare è che tutti siamo diversi e proveniamo da ambienti differenti e quindi non trovo per nulla scontato spezzare una lancia a favore dei ragazzi che cercano di non uniformarsi alla massa ma che con la propria veste e i propri valori riescono a distinguersi e a formarsi una propria personalità.
Chiara Foschia
Conclusioni:
Ringrazio sinceramente Chiara per avermi lasciato pubblicare il suo tema e rinnovo l'invito a chiunque pensi di avere un'idea in testa (tutti) a provare a scriverla.
Volevo fare solo alcune precisazione che mi sono venute in mente mentre leggevo l'articolo.
1) Quando si parla dell'assenza dei valori in televisione non mi trovate d'accordo. La televisione e la società offrono una varietà di "contro valori" assolutamente belli (bellezza effimera) e ingannevoli. Entrano molto facilmente nelle nostre coscienze giorno dopo giorno, e questo annebbia sempre più la nostra capacità di comportarci da uomini liberi e molto spesso arriviamo a essere d'accordo con la televisione sempre più spesso. Attenzione, non pensate solo a sesso e violenza perché sono solo la punta dell'iceberg.
2) La famiglia deve riassumere il ruolo centrale di educatore primo di un bambino/a, invece oggi si assiste con sempre maggiore preoccupazione alla cosiddetta emergenza educativa a cui la Chiesa vuole porre rimedio. Venendo additata al solito come "uno che non si fa gli affari suoi". Io vorrei lanciare un appello ai genitori affinché imparino a esserlo e non pensare che il vostro metodo sia perfetto come spesso accade. Casi estremi: i genitori vegetariani che per le loro idee quasi ammazzano i figli per denutrizione, i genitori drogati, i genitori troppo protettivi ecc.
sabato 30 gennaio 2010
Giovani: senza valori?
È proprio vero che i giovani negano ogni valore? È vero che sono nichilisti? Conviene, con i giovani, non essere mai troppo sicuri nei giudizi. L’arcipelago dei giovani non è omogeneo, troppo spesso i giudizi su di loro sono affrettati e non corrispondono a verità.
Eppure li vediamo anche isolati, rinchiusi nel loro narcisismo, con poca voglia di combattere, spesso in preda a molte dipendenze come la droga, l'alcolismo, il disimpegno anarcoide. Generalmente non vogliono sentire parlare molto di Chiesa, di religioni, tanto meno di politica. Preferiscono di gran lunga la musica, lo sport, le nuove tecnologie informatiche, la compagnia dei pari, il sesso. Amano viaggiare, cimentarsi in sport estremi...
I GIOVANI SPECCHIO DELLA SOCIETÀ
Lamentarsi dei giovani di oggi è quasi una moda. Pensiamo tuttavia che sia eccessivi entusiasmi sia giustificazioni semplicistiche non abbiano molto senso. I giovani di oggi sono espressione, anzi specchio, della società che abitiamo. Siamo fortemente concentrati sul lavoro – in genere entrambi i genitori – sul profitto, sul benessere a tutti i costi; siamo fortemente stressati da una continua ricerca di cose (quelle che “tutti hanno” o dovrebbero avere), con una forte connotazione individualistica e privatistica. I valori morali, la fede, le religioni hanno molto spesso un posto secondario, quando addirittura non assente: i valori li stabiliamo noi, la Chiesa – si dice – farebbe bene a rimanere nella sfera propria interna (interna alle proprie chiese, s’intende) e non intervenire nelle cose pubbliche, ed è bene che taccia anche su temi che riguardano i valori morali, la famiglia, la solidarietà.
La famiglia, poi, certamente esiste (anche se aumentano molto i single e le famiglie di fatto), ma che tipo di famiglia è? Frequentemente è poco proiettata sui valori propri di un nucleo familiare, sul bene da costruire insieme, anche se il senso di appartenenza è molto forte. Aumentano i matrimoni civili, l'età in cui si “convola a nozze”, come anche le cosiddette “nuove” famiglie e i divorzi. Il numero dei figli è notevolmente ridotto, con bambini super protetti e super coccolati, qua e là anche viziati; il tempo dedicato all'educazione dei figli è ridotto e troppo spesso demandato ad altri. E allora, nei giovani si manifesta la problematicità e complessità delle nostre società, come anche della famiglia. La scuola e le altre comunità formative s’impegnano per i giovani e cercano di dare del loro meglio. Non sempre però i risultati corrispondono alle attese.
EPPURE SONO CAPACI DI GRANDI VALORI
Ci sono, sì, forti segnali di pessimismo attorno ai giovani e alla loro capacità di scoprire grandi valori e donarsi a grandi ideali. Recentemente il filosofo Umberto Galimberti ha affermato dei giovani: “Interrogati non sanno descrivere il loro malessere perché hanno ormai raggiunto quell’analfabetismo emotivo che non consente di riconoscere i propri sentimenti e soprattutto di chiamarli per nome. E del resto che nome dare a quel nulla che li pervade e che li affoga? Nel deserto della comunicazione, dove la famiglia non desta più alcun richiamo e la scuola non suscita alcun interesse, tutte le parole che invitano all’impegno e allo sguardo volto al futuro affondano in quell’inarticolato all’altezza del quale c’è solo il grido, che talvolta spezza la corazza opaca e spessa del silenzio che, massiccio, avvolge la solitudine della loro segreta depressione come stato d’animo senza tempo, governato da quell’ospite inquietante che Nietzsche chiama 'nichilismo'. E perciò le parole che alla speranza alludono, le parole di tutti più o meno sincere, le parole che insistono, le parole che promettono, le parole che vogliono lenire la loro segreta sofferenza languono intorno a loro come rumore insensato” (L'ospite inquietante. I giovani e il nichilismo, Introduzione).
Eppure i giovani danno anche grandi segnali di speranza a una società appesantita e concentrata su cose effimere. Ricercano la verità più profonda quando sognano giustizia, solidarietà, pace, coerenza. Quindi esprimono una ricerca della verità e non solo nichilismo. I giovani sono capaci di grandi valori, aspettano soltanto i loro animatori, chi possa incontrarli lì dove sono e segni il cammino da percorrere, gli ideali da seguire, le modalità per affrontare la prova e scoprire il senso del sacrificio. I giovani nell'incontrare Giovanni Paolo II sono stati conquistati dalla sua autenticità e dalla forza morale nell'indicare i valori da seguire, anche controcorrente; l’hanno seguito fino alla fine, lo hanno amato perché si sono sentiti da lui amati.
RITORNIAMO AI GIOVANI
Le domande che vengono dalla vita dei giovani di oggi, la loro situazione complessa e i loro bisogni profondi fanno appello alla nostra capacità educativa, al tempo che loro dedichiamo, al nostro senso di responsabilità per le future generazioni. Occorre ritornare ai giovani, progettare per loro e con loro, sognare con loro il futuro, sperare insieme a loro. I giovani non hanno bisogno di pessimisti attorno, ma di chi soffia sulle loro ali e spinge la loro libertà lì dove l'etica che la costituisce li libera dentro con la sua verità. I giovani cercano l'infinito, anche quando danno segni di attaccamento ai surrogati; cercano nuove frontiere e nuovi orizzonti da esplorare, per abitare il mondo dell'Infinito e del senso e disertare la casualità della presunta innocenza del niente.
CONCLUSIONI
I giovani di oggi non costituiscono un agglomerato omogeneo, al contrario rappresentano meglio di altri lo specchio della società. Se in loro c'è qualcosa che non va, e dall'articolo credo si capisca bene, allora vuol dire che è nella società costruita dagli adulti c'è qualcosa che non va. E il problema è molto più radicato e profondo di quanto possa sembrare e va affrontato un pezzo alla volta. L'emergenza educativa non è un problema inventato dalla Chiesa, è qualcosa di cui tutti ce ne possiamo accorgere se apriamo gli occhi. Quindi, forse (ma forse eh!), questo tipo di società, di modo di vita non funziona. Forse la strada per arrivare alla felicità sono altre, non certo quella del consumismo per esempio.
Ultima cosa che vorrei dire ai genitori: educate i vostri figli, e prima di questo imparate ad educare! Sembra una stupidaggine ma tantissimi genitori che sono convinti di fare il meglio per i loro figli in realtà stanno crescendo persone incapaci di vivere la propria vita un domani.
"Ritorniamo ai giovani: sono loro il futuro!"
Fonti Usate:
Bollettino Salesiano
Eppure li vediamo anche isolati, rinchiusi nel loro narcisismo, con poca voglia di combattere, spesso in preda a molte dipendenze come la droga, l'alcolismo, il disimpegno anarcoide. Generalmente non vogliono sentire parlare molto di Chiesa, di religioni, tanto meno di politica. Preferiscono di gran lunga la musica, lo sport, le nuove tecnologie informatiche, la compagnia dei pari, il sesso. Amano viaggiare, cimentarsi in sport estremi...
I GIOVANI SPECCHIO DELLA SOCIETÀ
Lamentarsi dei giovani di oggi è quasi una moda. Pensiamo tuttavia che sia eccessivi entusiasmi sia giustificazioni semplicistiche non abbiano molto senso. I giovani di oggi sono espressione, anzi specchio, della società che abitiamo. Siamo fortemente concentrati sul lavoro – in genere entrambi i genitori – sul profitto, sul benessere a tutti i costi; siamo fortemente stressati da una continua ricerca di cose (quelle che “tutti hanno” o dovrebbero avere), con una forte connotazione individualistica e privatistica. I valori morali, la fede, le religioni hanno molto spesso un posto secondario, quando addirittura non assente: i valori li stabiliamo noi, la Chiesa – si dice – farebbe bene a rimanere nella sfera propria interna (interna alle proprie chiese, s’intende) e non intervenire nelle cose pubbliche, ed è bene che taccia anche su temi che riguardano i valori morali, la famiglia, la solidarietà.
La famiglia, poi, certamente esiste (anche se aumentano molto i single e le famiglie di fatto), ma che tipo di famiglia è? Frequentemente è poco proiettata sui valori propri di un nucleo familiare, sul bene da costruire insieme, anche se il senso di appartenenza è molto forte. Aumentano i matrimoni civili, l'età in cui si “convola a nozze”, come anche le cosiddette “nuove” famiglie e i divorzi. Il numero dei figli è notevolmente ridotto, con bambini super protetti e super coccolati, qua e là anche viziati; il tempo dedicato all'educazione dei figli è ridotto e troppo spesso demandato ad altri. E allora, nei giovani si manifesta la problematicità e complessità delle nostre società, come anche della famiglia. La scuola e le altre comunità formative s’impegnano per i giovani e cercano di dare del loro meglio. Non sempre però i risultati corrispondono alle attese.
EPPURE SONO CAPACI DI GRANDI VALORI
Ci sono, sì, forti segnali di pessimismo attorno ai giovani e alla loro capacità di scoprire grandi valori e donarsi a grandi ideali. Recentemente il filosofo Umberto Galimberti ha affermato dei giovani: “Interrogati non sanno descrivere il loro malessere perché hanno ormai raggiunto quell’analfabetismo emotivo che non consente di riconoscere i propri sentimenti e soprattutto di chiamarli per nome. E del resto che nome dare a quel nulla che li pervade e che li affoga? Nel deserto della comunicazione, dove la famiglia non desta più alcun richiamo e la scuola non suscita alcun interesse, tutte le parole che invitano all’impegno e allo sguardo volto al futuro affondano in quell’inarticolato all’altezza del quale c’è solo il grido, che talvolta spezza la corazza opaca e spessa del silenzio che, massiccio, avvolge la solitudine della loro segreta depressione come stato d’animo senza tempo, governato da quell’ospite inquietante che Nietzsche chiama 'nichilismo'. E perciò le parole che alla speranza alludono, le parole di tutti più o meno sincere, le parole che insistono, le parole che promettono, le parole che vogliono lenire la loro segreta sofferenza languono intorno a loro come rumore insensato” (L'ospite inquietante. I giovani e il nichilismo, Introduzione).
Eppure i giovani danno anche grandi segnali di speranza a una società appesantita e concentrata su cose effimere. Ricercano la verità più profonda quando sognano giustizia, solidarietà, pace, coerenza. Quindi esprimono una ricerca della verità e non solo nichilismo. I giovani sono capaci di grandi valori, aspettano soltanto i loro animatori, chi possa incontrarli lì dove sono e segni il cammino da percorrere, gli ideali da seguire, le modalità per affrontare la prova e scoprire il senso del sacrificio. I giovani nell'incontrare Giovanni Paolo II sono stati conquistati dalla sua autenticità e dalla forza morale nell'indicare i valori da seguire, anche controcorrente; l’hanno seguito fino alla fine, lo hanno amato perché si sono sentiti da lui amati.
RITORNIAMO AI GIOVANI
Le domande che vengono dalla vita dei giovani di oggi, la loro situazione complessa e i loro bisogni profondi fanno appello alla nostra capacità educativa, al tempo che loro dedichiamo, al nostro senso di responsabilità per le future generazioni. Occorre ritornare ai giovani, progettare per loro e con loro, sognare con loro il futuro, sperare insieme a loro. I giovani non hanno bisogno di pessimisti attorno, ma di chi soffia sulle loro ali e spinge la loro libertà lì dove l'etica che la costituisce li libera dentro con la sua verità. I giovani cercano l'infinito, anche quando danno segni di attaccamento ai surrogati; cercano nuove frontiere e nuovi orizzonti da esplorare, per abitare il mondo dell'Infinito e del senso e disertare la casualità della presunta innocenza del niente.
CONCLUSIONI
I giovani di oggi non costituiscono un agglomerato omogeneo, al contrario rappresentano meglio di altri lo specchio della società. Se in loro c'è qualcosa che non va, e dall'articolo credo si capisca bene, allora vuol dire che è nella società costruita dagli adulti c'è qualcosa che non va. E il problema è molto più radicato e profondo di quanto possa sembrare e va affrontato un pezzo alla volta. L'emergenza educativa non è un problema inventato dalla Chiesa, è qualcosa di cui tutti ce ne possiamo accorgere se apriamo gli occhi. Quindi, forse (ma forse eh!), questo tipo di società, di modo di vita non funziona. Forse la strada per arrivare alla felicità sono altre, non certo quella del consumismo per esempio.
Ultima cosa che vorrei dire ai genitori: educate i vostri figli, e prima di questo imparate ad educare! Sembra una stupidaggine ma tantissimi genitori che sono convinti di fare il meglio per i loro figli in realtà stanno crescendo persone incapaci di vivere la propria vita un domani.
"Ritorniamo ai giovani: sono loro il futuro!"
Fonti Usate:
Bollettino Salesiano
martedì 13 ottobre 2009
L'amicizia attraverso Internet
Oggi vorrei affrontare il tema delle amicizie al tempo dei tanti grandi social network, strumento sempre più usato a livello mondiale (da me compreso). Da a un anno a questa parte in maniera massiccia anche in Italia.
In realtà i social network erano usati anche prima, ma solo Facebook è stato capace di una crescita così massiccia da finire perfino nei telegiornali. Ed è per questo che è stato definito un fenomeno sociale. Per chi non lo sapesse ancora, i social network sono fondamentalmente dei siti web in cui più persone possono comunicare (chat, messaggi privati..), condividere contenuti (foto, video..), "conoscere" nuove persone: tutto questo senza spostarsi dalla propria sedia. Sono quindi uno strumento molto potente e molto utile se ben usati (come molte cose dopotutto).
Io per esempio su Facebook mi sono posto la regola di accettare amicizie solo da persone che conosco, altrimenti poi non si capisce più niente e ti ritrovi la pagina principale piena di messaggi "spazzatura".. Detto questo non dilunghiamoci troppo su come il sottoscritto gestisce i propri account online e andiamo al sodo.
Sui social network è possibile conoscere persone nuove mai viste e che mai si vedranno di persona, molti si iscrivono proprio per trovare amici e riempire in modo fittizio la propria vita creandosi un oasi/rifugio felice ma NON REALE. Questo non può non farci riflettere su questo tema! Avere quasi solo amici "conosciuti" su internet è gravissimo perché può provocare un senso di vuoto interiore, di tristezza, di svogliatezza, di superficialità, a volte anche nervosismo ingiustificato con le persone "vere" perché ci si disabitua a comunicare verbalmente con persone in carne ed ossa a causa del distacco parziale dalla realtà. Le amicizie di internet sono a "basso costo", basta un click e se vanno. Inoltre non hanno quasi nulla dell'enorme complessità dei rapporti umani, o no?
Va da sé che passare molto tempo davanti al computer ha effetti negativi su scuola, amicizie e qualsiasi altra attività. Ma anche senza arrivare a questi livelli limite (secondo me non sono neanche tanto limite, sopratutto per i giovani) si è oramai innestato un processo generale che lentamente mira a svuotare di significato la bellezza e l'amore che c'è nell'amicizia.
Ultimamente mi è capitato di leggere le statistiche di alcuni studi, condotti per capire se internet (in particolare i social network) faccia bene agli affetti o se ti stacca negativamente dalla realtà. Secondo gli scienziati del Pew Internet and American Life Project, internet fa bene all'amicizia; stando invece al precedente studio di Stanford e dell'università di Berlin, internet "isola". Secondo me i risultati raggiunti non sono paragonabili perché mostrano due facce della stessa medaglia, i due studi hanno una parte di verità ciascuno. L'uno non esclude l'altro, andiamo a vedere perché sono arrivati a due conclusioni differenti
Uno studio prende in esame il tempo passato in internet, che quando è usato male e troppo tende a isolare senza ombra di dubbio, poiché ruba tempo a tutte le altre attività e ci fa confondere la realtà con le relazioni tessute in rete.
Il Pew, invece, prendendo in esame circa 3500 persone ha dimostrato come il 72% delle persone che usa internet era andata a trovare un parente o un amico il giorno prima di essere intervistato per lo studio, mentre solo il 61% di chi non lo usa lo aveva fatto. La chiave di lettura, secondo me, è che grazie a internet ci si possa mettere daccordo per vedersi di persona più frequentemente e facilmente rispetto ai normali mezzi: certo è che se uno ci tiene ad un amico o ad un suo parente..
Dallo studio è emerso pure che molti ancora non usano internet per discutere delle cose più importanti con la famiglia e gli amici: e meno male dico io! Ogni forma di comunicazione non verbale (dalle chat agli sms) deve essere usata al limite per darsi appuntamento e se non possibile chiamarsi. Più di qualche persona che conosco ha visto il rapporto con il moroso/a degradare sempre più a causa di questo "discutere" solo scritto che può far nascere incomprensioni con relative arrabbiature. Bisogna rendersi conto che se Dio ci ha donato una voce con diversi toni e di una mimica complessa (sopratutto facciale) un motivo ci sarà, o no? Se proprio non c'è altro mezzo è meglio che niente, ma solo una tantum (ma tantum tantum!).
Vorrei concludere condividendo con voi una storia vera, sperando possa servirvi a percepire come un qualcosa di reale il pericolo che stiamo correndo: rivolto sopratutto ai giovani!
Scrive una nonna preoccupata del cambiamento della nipote che passa troppo tempo su internet:
Link interessanti inerenti:
- Perché sei mio amico su Facebook? Un sondaggio rivela quali sono i motivi per cui si aggiunge o accetta nuove amicizie su facebook e perché si eliminano amici dalle proprie liste.
Fonti usate:
Bollettino Salesiano
Punto Informatico
In realtà i social network erano usati anche prima, ma solo Facebook è stato capace di una crescita così massiccia da finire perfino nei telegiornali. Ed è per questo che è stato definito un fenomeno sociale. Per chi non lo sapesse ancora, i social network sono fondamentalmente dei siti web in cui più persone possono comunicare (chat, messaggi privati..), condividere contenuti (foto, video..), "conoscere" nuove persone: tutto questo senza spostarsi dalla propria sedia. Sono quindi uno strumento molto potente e molto utile se ben usati (come molte cose dopotutto).
Io per esempio su Facebook mi sono posto la regola di accettare amicizie solo da persone che conosco, altrimenti poi non si capisce più niente e ti ritrovi la pagina principale piena di messaggi "spazzatura".. Detto questo non dilunghiamoci troppo su come il sottoscritto gestisce i propri account online e andiamo al sodo.
Sui social network è possibile conoscere persone nuove mai viste e che mai si vedranno di persona, molti si iscrivono proprio per trovare amici e riempire in modo fittizio la propria vita creandosi un oasi/rifugio felice ma NON REALE. Questo non può non farci riflettere su questo tema! Avere quasi solo amici "conosciuti" su internet è gravissimo perché può provocare un senso di vuoto interiore, di tristezza, di svogliatezza, di superficialità, a volte anche nervosismo ingiustificato con le persone "vere" perché ci si disabitua a comunicare verbalmente con persone in carne ed ossa a causa del distacco parziale dalla realtà. Le amicizie di internet sono a "basso costo", basta un click e se vanno. Inoltre non hanno quasi nulla dell'enorme complessità dei rapporti umani, o no?
Va da sé che passare molto tempo davanti al computer ha effetti negativi su scuola, amicizie e qualsiasi altra attività. Ma anche senza arrivare a questi livelli limite (secondo me non sono neanche tanto limite, sopratutto per i giovani) si è oramai innestato un processo generale che lentamente mira a svuotare di significato la bellezza e l'amore che c'è nell'amicizia.
Ultimamente mi è capitato di leggere le statistiche di alcuni studi, condotti per capire se internet (in particolare i social network) faccia bene agli affetti o se ti stacca negativamente dalla realtà. Secondo gli scienziati del Pew Internet and American Life Project, internet fa bene all'amicizia; stando invece al precedente studio di Stanford e dell'università di Berlin, internet "isola". Secondo me i risultati raggiunti non sono paragonabili perché mostrano due facce della stessa medaglia, i due studi hanno una parte di verità ciascuno. L'uno non esclude l'altro, andiamo a vedere perché sono arrivati a due conclusioni differenti
Uno studio prende in esame il tempo passato in internet, che quando è usato male e troppo tende a isolare senza ombra di dubbio, poiché ruba tempo a tutte le altre attività e ci fa confondere la realtà con le relazioni tessute in rete.
Il Pew, invece, prendendo in esame circa 3500 persone ha dimostrato come il 72% delle persone che usa internet era andata a trovare un parente o un amico il giorno prima di essere intervistato per lo studio, mentre solo il 61% di chi non lo usa lo aveva fatto. La chiave di lettura, secondo me, è che grazie a internet ci si possa mettere daccordo per vedersi di persona più frequentemente e facilmente rispetto ai normali mezzi: certo è che se uno ci tiene ad un amico o ad un suo parente..
Dallo studio è emerso pure che molti ancora non usano internet per discutere delle cose più importanti con la famiglia e gli amici: e meno male dico io! Ogni forma di comunicazione non verbale (dalle chat agli sms) deve essere usata al limite per darsi appuntamento e se non possibile chiamarsi. Più di qualche persona che conosco ha visto il rapporto con il moroso/a degradare sempre più a causa di questo "discutere" solo scritto che può far nascere incomprensioni con relative arrabbiature. Bisogna rendersi conto che se Dio ci ha donato una voce con diversi toni e di una mimica complessa (sopratutto facciale) un motivo ci sarà, o no? Se proprio non c'è altro mezzo è meglio che niente, ma solo una tantum (ma tantum tantum!).
Vorrei concludere condividendo con voi una storia vera, sperando possa servirvi a percepire come un qualcosa di reale il pericolo che stiamo correndo: rivolto sopratutto ai giovani!
Scrive una nonna preoccupata del cambiamento della nipote che passa troppo tempo su internet:
"Mia nipote non ha più la mamma e sono io a occuparmi di lei, con il papà. Ma sono in difficoltà. Milly (nome fittizio) è una solitaria, e mi sembra che sia diventata dipendente da Internet. Quando le dico di cercarsi amiche mi risponde che ne ha a migliaia in Facebuk (sic) e si confida con loro ed esse l’aiutano tantissimo. Mi domando, allora perché è più svogliata, più superficiale, più nervosa di quando non aveva Internet? A noi nonni non c’è nessuno che ci aiuta, ma mica la saggezza ce l’abbiamo infusa."
Link interessanti inerenti:
- Perché sei mio amico su Facebook? Un sondaggio rivela quali sono i motivi per cui si aggiunge o accetta nuove amicizie su facebook e perché si eliminano amici dalle proprie liste.
Fonti usate:
Bollettino Salesiano
Punto Informatico
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